Arma di distrazione di massa

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di Fausto Martino*, architetto

“Facce da Crescent”, il bel pezzo pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno in cui, Gerardo Malangone, andando oltre le facce, ci ha svelato i reconditi pensieri di quanti, per amore o per forza, hanno assistito alla liturgia di presentazione del plastico di piazza della Libertà, messa in scena dal consueto Officiante. Facce perplesse, sbigottite, annoiate, imbarazzate. Qualcuna, perfino turbata.
Nella cerimonia - avvenuta con la magnificenza e gli onori che i mecenati del passato non tributarono alle opere di Michelangelo e Bernini - oltre al modello, è stato esibito un impacciato Bofill, prodigo di complimenti – com’era prevedibile – per il suo committente. Dopo il vernissage, il Plastico della Libertà è stato messo in mostra nella sala dell’ex cinema Capitol, perché anche il popolo minuto potesse partecipare all’evento del secolo, discuterne e gioirne. O disperarsene.
Insomma, messa così, sembra il massimo della democrazia. E’ ben vero che la commissione giudicatrice del concorso vinto dal Crescent Bofilliano  - composta da tre ultrafedelissimi dirigenti del comune di Salerno - non comprendeva nemmeno uno straccio di architetto e che il progetto è stato svelato solo a cose fatte, cioè dopo la sua approvazione,  ma andiamo, non è il caso di cavillare, mica bisognava scegliere un’opera di architettura e, poi, come diceva Enzo Biagi,” il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare”. Ben venga, dunque, il chiacchierificio postumo.
Prove di democrazia a parte, a cosa servirà mai metterci tutti a discutere di una cosa già decisa, per la cui realizzazione il Nostro è disposto a tutto, anche a farsi sparare?
E se ci fossimo tutti sbagliati? Se, alla fine, scoprissimo che la storia del Crescent - con la sua pertinenziale Piazza della Libertà - è solo uno specchietto per allodole, una grande bufala cementizia? Se, insomma, – per dirla con Travaglio – fosse proprio una formidabile “arma di distrazione di massa”? Geniale! Tutti a discutere del Crescent mentre la macelleria urbanistica del comune va avanti e organizza altre, succulente operazioni.
Non sarebbe la prima volta. Ricordate quando sembrava prendere forza l’idea di riconvertire ad usi turistici il porto commerciale? Anche lì, messo alle strette, il Nostro sfoderò un’arma segreta, anche quella di “distrazione di massa”, anche quella provvista di plastico, anche quella presentata con squilli di trombe e rullio di tamburi: il porto isola, l’isola che non c’è, da costruire, nuova di zecca, al largo della costa di Paestum, per poi  - molto poi - cambiare la destinazione del bacino portuale.  Le discussioni si sprecarono – bella prova di democrazia - e il risultato fu di mettere la sordina a quanti  chiedevano che, almeno, si analizzassero i costi ed i benefici di un pur possibile diverso utilizzo del porto.
E, allora, è il caso di andare a guardare cosa sta accadendo - senza clamore, senza plastici, senza democrazia, senza vergogna - all’ombra del Crescent. Inceneritore a parte - altro cavallo di battaglia del Nostro che meriterebbe una sua trattazione – i più ignorano che si stanno approvando i PUA. Cosa sono i PUA? Ma, diamine, i piani attuativi, le vecchie, “care”, lucrose lottizzazioni edilizie di una volta! Sono dappertutto: dal Masso della Signora, al laghetto di Brignano, alla zona orientale, all’Arechi, a Fuorni. E, dappertutto, alimenteranno la crescita deforme della periferia. Palazzoni, brandelli di edificato in forma di pseudo parchi, addizioni nauseabonde che non diventeranno mai città, ma che gonfieranno le tasche di nuovi e vecchi speculatori. Per non parlare del mega-progetto “Salerno Porta Ovest”, anche quello ricco di viadotti e cemento, anche quello fortemente modificativo dei tratti identitari di Salerno, anche quello sdoganato – senza troppe riflessioni – da un gruppetto di supporter arruolati strategicamente all’interno della macchina politico-amministrativa.
Poco importa. Tutti a discutere del Crescent, della P.D.L. (acronimo inquietante), di dove mettere le ceneri del primo cittadino e di altre menate. E, intanto, “avanti tutta” con le betoniere.

22 Marzo 2009

*Fausto Martino, architetto, già Assessore all'Urbanistica del Comune di Salerno