Memoria corta o ...

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di Fausto Martino, architetto

Memoria corta o intronamento da disfatta elettorale? Sta di fatto che un progressista così conservatore non si sentiva da tempo. Un ossimoro vivente, un fenomeno. “Le varianti” – sentenzia il capogruppo progressista Landolfi dalle pagine del Mattino – “non sono provvedimenti a domanda individuale.” E’ così perentorio che qualcuno potrebbe anche prenderlo sul serio.

Eppure era lo stesso Landolfi che, appena nel 2003, tuonava: “Martino è in una condizione di non sfiducia. La fiducia deve guadagnarsela sulle singole varianti.” Inutile dire che la variante a cui si riferiva era la grande bouffe della M.C.M., quella che avrebbe raddoppiato gli indici edificatori già previsti da Bohigàs, scaricando un’enorme rendita fondiaria direttamente nelle tasche del confindustriale Gianni Lettieri. “La madre di tutte le varianti” chiosava Mario De Biase che, incurante del ridicolo, tracciava dal suo scomodo scranno di sindaco la nuova frontiera dell’urbanistica: “è il piano regolatore che deve adeguarsi alle varianti”. Insomma, era l’epoca della Salerno da bere, quella che pasticciava con il piano regolatore di Bohigàs per renderlo finalmente adeguato ai desiderata della proprietà immobiliare. L’interesse pubblico inteso – più o meno consapevolmente - come somma di una pluralità di interessi privati.

Bei tempi. Oggi il Presidente Lombardi si mostra stupito: “ le varianti quando si vuole si fanno per tutti, per la Salernitana invece le varianti non si fanno e non sono state fatte”.

Ha ragione: lo conferma la recente storia urbanistica: dall’edilizia sovvenzionata a Mariconda e Cappelle ai programmi integrati per le Mcm, la Salid, i Fonditori salernitani, il Polo Nautico, la marina di Arechi, la Gds di via Della Monica, l’albergo Alifin, il Sea Park, il Play Garden, per non parlare delle varianti proposte dai privati e innestate direttamente nel P.U.C., tanto da farne un piano ad personas: la fabbrica Marzotto, il pastificio Amato, le fonderie Pisano, le costruzioni Nicodemi, eccetera, eccetera.

Per la Salernitana no. Nonostante il progetto presentato da Lombardi sia credibile e perfino sorretto da solide credenziali bancarie, la risposta è no. Proprio nella città che ha detto di sì al Crescent, all’incredibile Piazza dell’Oscenità e all’inceneritore, la risposta è NO. No ai progetti dell’Arechi e del Volpe. Ma forse ha sbagliato Lombardi. Perché ci sia armonia, bisogna toccare le corde giuste.

11 giugno 2009

Fausto Martino