Se anche Cirielli si fida di “quattro gatti”

di Giuseppe Vuolo

Niente male questo primo risultato - tutto politico è bene precisarlo - del lavoro di "sfondamento" compiuto in solitario (e in pochi mesi) dal Comitato cittadino del "No Crescent". Chapeau. Sono stati  bravi a cogliere  i punti deboli del mastodontico progetto bofilliano portandolo all'attenzione della grande stampa nazionale che quasi all'unanimità lo ha sonoramente bocciato.

Chapeau soprattutto per aver saputo allargare in così poco tempo il fronte del no portando dalla propria parte addirittura un'altra istituzione di peso specifico (e non solo politico) tutt'altro che marginale. Oggi qualcuno dirà che questo era scontato accadesse alla vigilia delle elezioni politiche regionali. Ma non è così. In effetti anche l'Amministrazione Villani aveva titolo per intervenire e non lo ha fatto. Il progetto di Bofill infatti collideva già sotto quella presidenza con gli standard del Piano di coordinamento territoriale provinciale (Pctp). Ma "il presidente del fare" non ritenne di muovere un dito. La verità è che tutta l'operazione "Piazza della Libertà" è stata raccontata a puntate alla città. All'inizio il problema sembrava solo quello di trovare una contropartita economica per i proprietari del Jolly Hotel al fine di ottenerne la demolizione. Servivano più o meno 12 milioni di euro. Ma abbattere l'albergo per destinare la sua modesta area di risulta all'ampliamento del parcheggio a raso appariva (e difatti sarebbe stata) un'operazione stravagante, oltre che in perdita. Fu allora con ogni probabilità che maturò il piano comunale di acquisizione dal Demanio dello Stato delle residue particelle della piazza per destinarle parzialmente a un programma edilizio (definito di inserimento urbanistico) che con un colpo consentisse all'Amministrazione di pagarsi l'abbattimento del Jolly, il prezzo delle particelle sdemanializzate e forse anche di raggranellare una manciata di milioni di euro per la crescente spesa corrente che tiene in perenne affanno la finanza comunale. E la città? La città - pensavano al Palazzo - avrebbe tutto sommato pareggiato il conto. Ritrovandosi con la più grande Piazza sul mare di tutta l'Europa, e più o meno con i 750 parcheggi di prima ma questa volta sotterranei.

Il fatto che il progetto di Bofill - arrivato a Salerno il 15 ottobre 2007 - comprendesse "en passant" la costruzione di un emiciclo lungo 300 metri e alto una trentina, che comprometteva pesantemente la visibilità preesistente del paesaggio costiero ("un valore" da preservare, diversamente a che servirebbe destinarvi un organo di tutela) da diverse angolazioni, non appariva destare alcun particolare interesse negli amministratori comunali. Tanto più che al riguardo nessun rilievo aveva mosso (quando poteva e doveva) la Soprintendenza istituzionalmente competente in materia. L'assessore comunale all'urbanistica De Maio continua a ripetere candidamente (al Corriere del Mezzogiorno di ieri) che per Piazza della Libertà si sta facendo un lavoro di "rigenerazione urbana e riqualificazione urbanistica". Non si rende conto l'Assessore (o se ne rende conto ma finge di non capire) che quello che il Comitato - e finalmente pare anche un'istituzione di peso specifico infinitamente maggiore - contesta è proprio l'assurda e superba pretesa che solo il progetto bofilliano configuri un'accettabile soluzione alla necessità di "rigenerare e riqualificare" (per stare al vocabolario di De Maio) urbanisticamente l'area di Santa Teresa. Si continua a sostenere l'insostenibile, e cioè che non esistono "alternative di qualità" opzionabili rispetto al progetto dell'architetto catalano. Tanta sfrontata supponenza che non prende in nessuna considerazione le idee altrui (che non sono mancate in questi mesi di dibattito animato dal Comitato sulle sue pagine web e sui giornali) può essere abbattuta solo con una prova di forza.

Che De Maio sollecita del resto (non rendendo un servizio alla verità) quando afferma che "addirittura nella vecchia bozza di piano di Bohigas si ipotizzava quel tipo di intervento". Il nostro assessore non si rende conto di fornire con questa sua dichiarazione un assist imperdibile al giudice amministrativo che deve pronunciarsi. Il quale potrebbe incuriosirsi e andare sul sito internet del Comitato per confrontare l'abissale diversità di impatto ambientale tra la bozza Bohigas e il progetto esecutivo di Bofill. Vedere per credere. La potenza delle immagini - che qui riproponiamo anche ai nostri lettori - vale più di qualsiasi commento. Nella bozza di Boghigas la trama della città si snodava con una sua continuità concettuale e architettonica prolungando addirittura il lungomare fino al Circolo dei canottieri. Aveva però un difetto. Mancava di una "Piazza monumentale". C'era una piazza, e basta. Ma a Palazzo di Città evidentemente avevano bisogno di un monumento celebrativo. Si doveva vedere solo quello. Sul panorama circostante poteva pure calare il sipario.



 

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