Una riflessione

Sulla questione del Crescent salernitano

del prof. Emilio D'Agostino*

L'occasione di riflessione mi è stata offerta dalla crisi finanziaria generatasi a Dubai e dal conseguente traballare delle borse europee: poi tutto rientrato. Così pare. Poi dici gli Sheik e il grande festival delle archistar! In realtà, non ho mai pensato di andarci e mi accontento di guardare delle foto sul web, oppure su qualche rivista semi-specializzata. Mica faccio l'architetto anche se, da ragazzino, ho giocato con le costruzioni della Lego. Devo dire, a tale riguardo, che il massimo del piacere era raggiunto, più che dall'edificare, dal demolire.

La mia soddisfazione infantile era rappresentata dal distruggere i precedenti manufatti per sostituirli con altri nuovi più arditi e più grandi. Non avevo né limiti, né vincoli, né bilanci da rispettare e non ero obbligato alla stesura di un complicato project financing. Meno che mai dovevo chiedere a qualcuno dove piazzare l'oggetto in questione. Infatti, il mio non era che un gioco. Ma non per tutti è così. Perché questa lunga premessa? Semplicemente per richiamare l'attenzione di qualche lettore sulla questione del Crescent salernitano, visto che il dibattito sull'oggetto in questione ultimamente si è riacceso e si è nuovamente generata la contrapposizione tra favorevoli e contrari. Dando per scontato che, spesso, da noi è sempre una questione sì/no motivata da ragioni strumentali, vorrei richiamare la sostanza delle due argomentazioni. Favorevoli: si stratta di un'opera architettonica che, per la sua bellezza e la sua monumentalità, servirà da motore di sviluppo per la città. Inoltre, collocherà Salerno tra le capitali dell'architettura moderna, al pari di Barcelona e Shangai. Dubai è meglio non citarla più, perché potrebbe portare sfiga. Ancora: esso dimostrerà come il Piano-Bohigas è stato realizzato pienamente e la stessa intervista dell'architetto catalano pubblicata ieri indirettamente lo confermerebbe. Contrari: si tratta di una mostruosità, come tante altre progettate da Bofill - anch'egli catalano, anche se ancora più datato - che è esclusivamente una grande speculazione edilizia fatta con denaro pubblico e che, oltre a coprire una parte della città per il suo stesso essere mastodontica, tradisce lo spirito del Piano-Bohigas del recupero del mare. Astenuti: la maggioranza dei salernitani che, a parte il Comitato-No-Crescent, o non sanno, o non si informano oppure se ne fregano. Crescent sì! Crescent no! Dal mio modestissimo angolo di ex-costruttore-Lego, posso osservare le seguenti cose. La prima: bella o brutta che la Mezzaluna ("Crescent") possa apparire - e io sono tra quelli che la considerano orribile - c'è da chiedersi se sia vero o falso che essa possa rivelarsi "motore di sviluppo". La seconda: se realmente rappresenti il coronamento del Piano firmato da Bohigas. La terza: se sia corretto il confronto con realtà metropolitane come Barcelona o Shangai. Primo: difficilmente potrà rivelarsi motore di sviluppo perché, finora, le opere monumentali, da sole, non si sono mai rivelate tali, quando sono state realizzate, sono state sempre inserite in un contesto socio-economico coerente e per tale scopo, indipendente dal "mattone", sono state costruite. Dal Colosso di Rodi alle stessa Piramide di Cheofe. Perché la città dovrebbe trarne un beneficio? Terminata la curiosità, vorrei capire perché dovrebbe essere un "polo di attrazione turistica"? Il caso di Bilbao non rappresenta un'eccezione giacchè il magnifico Museo Guggenheim costruito da Gehry attira per il suo contenuto espositivo mentre nel Crescent ci dovrebbero essere soprattutto private abitazioni e negozi di lusso (Prada, Cartier, Bulgari ecc.) che si possono trovare dappertutto: questi sì, oltre che a Milano/Roma/Firenze/Napoli, anche a Dubai e perché, allora, qualcuno dovrebbe venire da noi? Non ho mai ascoltato una risposta ragionevole data da parte dei favorevoli. Inoltre, terminata la fase della costruzione della Mezzaluna, che vedrà benefici per i vari soggetti costruttori (ditte appaltatrici e sub-appaltatrici, tecnici e manodopera), ammesso che si siano venduti appartamenti, negozi e simili, essa si rivelerà un beneficio per la maggioranza dei salernitani e non per una parte ridottissima tra loro? Risposte, finora, boh! La seconda questione: indipendentemente dalle parole dette in parte come celebrazione propria e della committenza da Bohigas,  ma lì non ci doveva andare una piazza con la città ormai liberata architettonicamente alle spalle, per recuperare per tutti il mare? Magari pure con un monumento, ma certamente non neo-classico-tardo-razionalistico? Boh?! La terza questione: è corretto operare sempre dei paragoni e, in più, con realtà metropolitane così distanti dalla dimensione medio-piccola di Salerno? Come se la città non avesse già una sua storia ben definita, una memoria cui affidarsi e come se la sua identità dovesse sempre definirsi per confronto. Lasciamo Shangai, e osserviamo Barcelona: ma siamo realmente convinti che l'una sia in grande quello che è - o potrebbe essere - l'altra in piccolo? Conosciamo la storia della capitale dell'impero catalano-aragonese, del suo sviluppo moderno, del suo rinnovamento urbanistico novecentesco e delle ragioni del suo essere una delle capitali mondiali del turismo contemporaneo? Sarebbe interessante confrontarsi su tali temi, senza prestare attenzione al patriottismo localista. Ci rendiamo conto che non essere metropoli oggi è condizione per una qualità della vita migliore e che, quindi, più che alzare il numero dei residenti, accentrando le funzioni urbane, sarebbe più utile favorirne la dislocazione fuori dalla cinta della città? Il Crescent è un'opera pubblica/semi-pubblica che finora ha visto impegnato denaro non di privati: ma le altre opere pubbliche che avrebbero dovuto segnare la città a che punto stanno? A parte le disavventure della Cittadella Giudiziaria, la metropolitana? Invece di chiudere gli occhi e immaginare le colonne della futura Mezzaluna, il casuale lettore pensi alla comodità della metropolitana, alla parziale riduzione del traffico e dell'inquinamento e al verde di un grande parco, questo sì, grandissimo. Il più grande polmone verde, se non del mondo, dell'Italia sì. Chiudo gli occhi e ci penso.

* Emilio D’Agostino (Napoli 1950) ordinario di Linguistica Generale e Glottologia all’Università di Salerno.

 

Informazioni aggiuntive