PLAÇA REIAL, BOHIGAS, IL CRESCENT

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Pierluigi Morena No Crescent
incontra Bohigas
14 dic 2009 Barcellona

Barcellona nelle ore notturne appare meno fredda. Il vento sferzante che l'ha battuta in questi giorni l'ha resa più austera. Quando scende il buio fluorescenze gialle stringono in un gioco di chiarori il dedalo di intersezioni del barrio Gotico.

Nuvole bianche gonfie di pioggia sembrano pronte a offuscarne la scena.

Un breve passaggio nei pressi del Palau Güell di Gaudì. Pochi metri lungo Carrer Ferran, poco più in là deviamo a sinistra verso una viuzza lastricata di pietra grigia. Dinanzi agli occhi si apre Plaça Reial. Uno spazio che esalta l'armonia architettonica delle arcate. Con antichissime palme a consolidarne il carattere.

In uno spazio così ben concepito lo studio di Oriol Bohigas. L'architetto che negli anni novanta ha tratteggiato il profondo cambiamento urbanistico della capitale catalana. L'urbanista che ha dato un significativo contributo alla nascita del piano regolatore di Salerno. Ci accoglie alle sei e trenta di una sera qualsiasi. Il sorriso è misurato dietro ai grandi occhiali trasparenti.

Sorprende la curiosità che sottende ogni sua domanda. È viva la voglia di sapere cosa accade nella città che qualche decennio fa ha studiato a fondo. Tanto da conoscerne come i solchi della sua mano ogni angolo, ogni spazio aperto da caratterizzare con un'idea, con un tratto di matita. Nell'ampia sala delle riunioni ci mostra il plastico di un progetto irrealizzato nei pressi del porto commerciale, lungo il viadotto Gatto.

Ma la sua curiosità è rivolta al presente. Chiede delle opere in corso. Dei cantieri "estancados", fermi da tempo. La stazione marittima di Zaha Hadid, la cittadella di Chipperfield. Chiede dell'opera più controversa: il Crescent del conterraneo Bofill.

Non riesce a spiegarsi la riproposizione di linee architettoniche tanto desuete. Chiede i motivi che hanno spinto all'ardito confronto con piazza del Plebiscito. Sembra non potersi più trattenere quando le parole indugiano su idee condivise: ogni luogo ha una storia, un'identità che non può essere replicata. Non tutto è necessariamente replicabile. Nemmeno il Crescent, neppure le piazze di Napoli. L'architetto si alza. Avvicinandosi alla vetrata che affaccia sul porticato annerito dal tempo chiede come andrà a finire. La domanda non troverà una risposta risolutiva. Alle sette e trenta ci ritroviamo sotto una pioggia sottile che rompe il silenzio di un giorno qualsiasi.

Pierluigi Morena

Comitato No Crescent