Dicono del Crescent

Una scelta sbagliata

di Raffaele D’Andria*, architetto

Per dovere civile, ritengo sia necessario esprimersi nel merito del Crescent. E’ necessario farlo per le ‘dimensioni’ dell’intervento e per gli interessi che implica, diretti ed indiretti. Chi scrive, infatti, ritiene che l’intervento in questione avrebbe richiesto l’applicazione di un’attenta ‘valutazione d’impatto’, attuando così una procedura che ha un’indubbia significatività nel momento del confronto tra le diverse posizioni di giudizio indotte dallo stesso. L’assenza di una tale ‘valutazione’ – sempre presente in ambito europeo, anche per le precise indicazioni culturali e metodologiche affermatesi in materia urbanistica – è di per sé indicativa di una gestione del territorio personalistica, quindi antidemocratica.

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Arma di distrazione di massa

di Fausto Martino*, architetto

“Facce da Crescent”, il bel pezzo pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno in cui, Gerardo Malangone, andando oltre le facce, ci ha svelato i reconditi pensieri di quanti, per amore o per forza, hanno assistito alla liturgia di presentazione del plastico di piazza della Libertà, messa in scena dal consueto Officiante. Facce perplesse, sbigottite, annoiate, imbarazzate. Qualcuna, perfino turbata.

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