Mai dire crescent

Indagini sui NoCrescent

porta nova di Gerardo Malangone

Giggino, che porta il furgoncino, ha appena avvertito gli amici della Porta che oggi Aitàno quasi certamente non si farà vedere. Da qualche giorno è uccel di bosco e il suo terminale è spento. «Secondo me -ha spiegato Giggino- quel cretino è scappato da qualche parte, spaventato dalle notizie uscite sui giornali che la Digos avrebbe avviato indagini per scoprire gli autori di quell'inquietante striscione apparso nella piazza del Tar di Salerno, la mattina della prima udienza della causa del Comitato Nocrescent contro il Crescent.

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Ballata NoCrescent

Sedici marzo duemilanove

[data di nascita del Comitato]

 

Camminando in silenzio lungo i pontili ho visto uno spazio

aprirsi sotto una collina fatta di rocce che si allungano oblique,

di antiche case che appoggiandosi l'una all'altra si sospingono anch'esse in verticale

sostenendosi attraverso le aperture, i solai, gli architravi, le giunture, le mura portanti,

le fondamenta.

Sapendo che la città avrebbe perso questa identità

ho sussurrato parole che ho tenute per me, ricacciate in un angolo lungo i pontili.

Altissimi piloni affonderanno nella terra.

E l'acqua del mare che pure s'insinua sotto la terraferma sussulterà.

Scaveranno nell'acqua, sull'acqua, dentro la schiuma dell'acqua.

E daranno così forma al nulla,

al vuoto evanescente che svanirà dietro pesanti iniezioni di cemento.

Una finta luna permarrà, fissa e greve.

Mentre la luna ferma nel cielo passerà svampita ogni mattino, poco prima dell'aurora.

Un cerchio incompiuto definirà la modernità,

la nuova illusione orizzontale.

Un cerchio incompiuto conterrà nuovi artificiosi orizzonti, limiterà i pensieri,

condizionerà i movimenti, i passaggi, le onde,

gli echi indistinti non più facilmente percettibili.

I giullari sono pronti all'applauso.

I dignitari hanno già manifestato il consenso,

senza tentennamenti, dopo un prolungato sospiro.

Il sedici marzo duemilanove unendo la mia voce a quella degli altri

ho disancorato le parole che avevo ricacciato in un angolo, lungo i pontili.

 

Pierluigi Morena

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