Facce da Crescent

di Gerardo Malangone*

Caro direttore (del Cormez, n.d.r.),
la mattina del 18 ero nel pubblico che a Palazzo di Città ha assistito alla presentazione ufficiale del progetto per S.Teresa ed ero molto preso. Attraente era infatti l’atmosfera del salone, in cui due o tre file di sedie erano state riservate pure ai semplici cives: penombra, musica di sottofondo, gesti felpati, charme da foyer. Io mi sono concentrato soprattutto sulle facce degli astanti e ho contato quattro tipologie: la compiaciuta, la contrariata, l’imbarazzata, l’allibita.
Di esse dirò poi. Prima, segnalo l’aspettativa comune a tutte le facce per la finalmente possibile visione diretta del plastico dell’ormai mitica megapiazza da fare a mare, sempre enfaticamente descritta sui giornali ma sempre con scarsi ausilii visivi. Ora, invece, la piazza si sarebbe potuta vedere benissimo con tutto il Crescent (edificio a semi-ciambella che Ricardo Bofill, dice, propinerebbe uguale, a Salerno come a Savona, ai sindaci che lo chiamano per tardocampidogli neo-classici o simil-palladiani) e che per necessità di piazza occorrerà, olé, costruirle intorno. Orbene, visto il Crescent, anch’io ho un'opinione; ma, prima di dirla, vorrei elencare, sia pure alla rinfusa, quelle còlte sulle citate quattro tipologie di facce per utilità dei lettori che potranno, volendo, scegliere la preferita:
1) càspita, che torta!: dati i tempi, di come verrà la piazza non mi frega niente, franza o spagna purché se magna; 2) questi hanno esagerato; ma il saper vivere oggi impone che sulle opere di Palazzo sia esibito pubblico gradimento e sorriso: che-e-e-e-se, che-e-e-e-se..; 3) lo studio dei monumenti non è per me: mi fido delle scelte di Palazzo e degli amici cari di Palazzo; e siccome intorno a una cosa così grossa sicuramente ci sarà stato un dibattito approfondito e ampio, mi piace tantissimo; 4) vorrei proprio leggere il parere della soprintendenza: ci sarà una soprintendenza, a Salerno..; e comunque, se non ci fosse una soprintendenza a Salerno, ma solo a Caserta, c'è  sempre un giudice, a Berlino…; 5) ’anvedi questo: adesso la scelta del Crescent sarebbe opera mia, bravo consigliere comunale che ha sempre contato come il due di coppe; comunque, anch’io che-e-e-e-se, che-e-e-e-se..;  6) dato che fra il dire e il fare c’è di mezzo un mare, gli dico di sì e poi si vede: ri/che-e-e-e-se, ri/che-e-e-e-se..; 7) puah, mi pare solo una cosa da impomatati figaro-caballeri nostalgici: ma dove si veste ‘sto Bofill? Era di Barcellona o è di Siviglia?; 8) bene, bravo, bis: è la città dietro che fa schifo, non ci azzecca un tubo con questo bellissimo Crescente: bisogna proprio nasconderla dietro un’opera d’arte muy monumental (…‘mmazza, che businissi, compa’..!).
Quanto a me, la visione del Crescent mi ha fatto tornare in mente la domanda che in occasione della presentazione del terzo progetto per S.Teresa posi al Sindaco la sera del 15 giugno 1999 nel salone di Assoindustria a Pastena, e la sua risposta davanti a quella gremitissima platea con la promessa della tutela che avrebbe sempre e comunque garantito ai secolari platani di S.Teresa; mi ha spinto a rivolgere un dolce ammirato pensiero ad Alfonso Amendola, un giovane architetto -di Pagani, ohibò!- morto soldato in Russia, cui in anni fascisti toccò il premio di progettare il Palazzo Littorio, cioè la Prefettura, che rispetto al Crescent di quest’archistar post-franchista fa la figura di un’opera che sta settant’anni avanti e non settant’anni indietro; e infine a parafrasare ciò che una volta disse Joseph Beuys a proposito del Muro di Berlino: il Muro è una cosa bruttissima! Per essere bello, dovrebbe essere sette centimetri più basso... Chissà come sarebbe bello pure il nostro Sindaco se potesse volare sette centimetri più basso!

* Piccola SCHEDA di Gerardo Malangone

Gerardo Malangone, architetto, scrive per fantasia e passione civile. Suoi scritti e note intorno a questioni di “varia urbanità” sono apparsi su giornali e riviste (Progetto, Largo Campo, Cronache del Mezzogiorno, Il Mattino, Il Corriere del Mezzogiorno, La Voce della Campania). Ha pubblicato tre libri di cronache e scene urbane (Da qui sotto - Laveglia, 1998; Da più sotto - Plectica, 2000; Cultura di Città: segni, disegni, sogni - Plectica, 2007). È presente in Racconti&visioni (Gutenberg, 2000), antologia di scrittori salernitani e in Amori (Avagliano, 2001) antologia del V Premio letterario “Lo Stellato”

 

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