Boiata

di Gerardo Malangone*
Boiata = s.f. disusato in senso proprio; in senso figurato e familiare: opera o cosa mal pensata o mal fatta, indigesta, retorica, pallosa. brutta. Per me, la Corazzata Potemkin è una boiata pazzesca! : (Paolo Villaggio ne "Il secondo tragico Fantozzi"). Ma, a parte il fantozziano diventato proverbiale, che esempio più vicino si può fare di "boiata `pazzesca"? Ah, ecco, ecco.
«:..Tu immagina, compa', un grande semicerchio, come una falce -senza martello però- che ritaglia una piazza a forma dì mezza torta; un unico edificio a ferro di cavallo, così, completamente inventato ed estraneo al luogo e alla sua storia, alto tre - quattro, o meglio, cinque - sei piani. (...l'altezza non è stata evidenziata al popolo, ma noi abbondiamo, non facciamo vedere che siamo tirchi, che siamo tirati: punto, punto e virgola, due punti!..). :Bene, questo ineffabile palazzone di cinque - sei, anzi, sette - otto piani (largheggiamo, compa', rilargheggiamo...) che adesso è a mezzaluna, prima fu fatto storto, poi tondo, e poi dritto, anzi quadrato, dallo stesso Bohigàs, che ci mise intorno un colonnato "berniniano" (hai presente Sampietro a Roma?) in marmo d'a-la-ba-stro. scandivano i telecronisti più, precisi. ...Càcchio, alabastro a noi! che drago sto Bohigàs!.., disse allora incredula la buona gente di qui. Invece, il progettista di questo quarto-last-but-riotleast-progetto, che si chiama Bohll, pur essendo paesano di Bohigàs la pensa in modo diverso e l'ha cambiato. Per cui, ora, alle due estremità del pàlazzone (che nel linguaggio elegante si dice crescent) che mira il mare di Santa Teresa ci sono due+due torri di sei - sette, o otto - nove, forse dieci. piani, vedi tu, fa’ tu, provvedi tu. Ma questo non conta, conta che per la quarta volta il Consiglio comunale ha detto sì entusiasta e ha approvato in scioltezza centocinquantamila metri cubi di costruzione sorvolando alla grande sulle altezze, tanto più l'altezza è alta, meglio si sorvola. Come. dici? Ah sì, due torri+due torri fanno quattro torri, già, ma ammetterai che dire due+due e più sobrio e meno cementizio... Dietro il crescent con tanti negozi, uffici e panoramiche case per ricchi lupi di mare è sapientemente occultata alla vista la città vecchia (che è così disordinata, promiscua, stretta…) e questo serve a fare in, modo che il turista venuto in crociera uscendo dalla stazione marittima a forma di cozza (una finezza simbolica. compa', una metafora muy mediterranea) dica «oh!» e «uh!» e poi sbatta stordito a terra, in quanto, da lì, potrà scorgere solo il castello di Arechi in cima al monte Bonadiès. Dopo, man mano che entrerà nella piazza potrà misurarla con calma a perdita d'occhio e accorgersi che è circa tre virgola quattordici metri più grande di piazza del Plebiscito a Napoli, che è quella, sai, del Palazzo Reale, e questo dato sarà essenziale per far capire definitivamente al crocierista che e sbarcato in una vera città europea, com'è pure Savona, per la quale Bofill ha ideato un altro bel crescente gemello del nostro (evidentemente con certi arquitectos ispanicos paghi due e prendi uno, che affare). E' questa l'Europa, amigos, altro che Napoli!
Fra cent'anni, poi, salute a noi, al centro della piazza il turista credente potrà accennare a un veloce segno di croce con le dita della mano come faceva il Brutto ne il Bello, il Brutto e il Cattivo dei tempi belli e fermarsi per un minuto di silenzio davanti a un'urna, fatta probabilmente in forma di piccola piramide rovescia conficcata come una punta di lancia nel solaio di duemila posti-auto scavati due piani sotto il livello del mare, nella quale saranno conservate le ceneri del fondatore, come da sua espressa richiesta, divulgata da tutti i mass-media locali con il massimo risalto. E così ai businessi del turismo di crociera e convegnistico potremo sommare pure quelli di quello mistico-religioso.
Pellegrini saremo tutti, a Santa Teresa martire, trafitta già tre volte finora nel costato dalla matita aguzza di Bohigàs e una da quella ancora più aguzza di Bofill. Ecco. Tutto chiaro, compa'?„».

*Gerardo Malangone, architetto, scrive per fantasia e passione civile. Suoi scritti e note intorno a questioni di “varia urbanità” sono apparsi su giornali e riviste (Progetto, Largo Campo, Cronache del Mezzogiorno, Il Mattino, Il Corriere del Mezzogiorno, La Voce della Campania). Ha pubblicato tre libri di cronache e scene urbane (Da qui sotto - Laveglia, 1998; Da più sotto - Plectica, 2000; Cultura di Città: segni, disegni, sogni - Plectica, 2007). È presente in Racconti&visioni (Gutenberg, 2000), antologia di scrittori salernitani e in Amori (Avagliano, 2001) antologia del V Premio letterario “Lo Stellato”

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