RinCresciuti

di Gerardo Malangone*

Caro direttore,

se fossimo davvero cinque o sei, in tutto, noialtri cittadini incapaci di condividere l’entusiasmo con cui il resto della città avrebbe accolto, dice, il progetto del “Crescent” a S.Teresa, a qualsiasi persona di buon cuore sarebbe parso maramaldo il sindacale gesto d’infierire su di noi con ripetuti insulti,

per gentil cadeau di medievale gogna “in piazza”: rincoglioniti, pinguini, illusioni ottiche, anime morte, cani chihuahua; questi alcuni epiteti che l’Eletto Primo Cittadino ha rivolto ai critici, evidentemente convinto di poterli seppellire sotto una valanga di buuu telecomandati ai soliti fans sempre sintonizzati col capo di turno o ai sempre bravi cabotatori del pubblico Palazzo. In attesa che qualcuno provveda a distribuirci nelle varie caselle d’offesa, essendo “persone” molto diverse (che giornali e tv hanno presentato come ugualmente contrariate) tutto è rimasto serafico nella bella città, “giovane ed europea”, che siamo: infatti, a nessuno il gesto è parso maramaldo, indegno di un Primo. E nessuno lo ha stigmatizzato, forse perché tutti hanno capito che apparteneva a quei gesti di esuberanza cui fatalmente sono costretti i capi carismatici che si fondono con la propria leggenda davanti a certi impegnativi o troppo esposti passi. Che, alla fine, è cosa logica: perché, se la palma della vittoria dev’essere tutta e solo mia, può capitarmi, alla fine, di ritenere che a nessun altro possa affidarla. E, allora, devo fare tutto io. Ma lo immagina lei, direttore, un Mitterrand, anzi, uno Chirac con la bacchetta in mano dire il Beaubourg  o il nuovo Louvre in un’ex sala di cinema a Parigi?: uno Chirac avrebbe mandato un ben istruito funzionario, un capogabinetto, uno specialista. Magari un Architetto. A dettagliare il progetto nei suoi vari aspetti estetico-funzionali e socio-economici. Non certo a raccontare storie sugli stili che si possono usare a Salerno, quelli che si possono a Roma, e quelli che si possono a Milano; o a confidare alla gente lo speciale legame che c’è fra lui e il Sindaco (manco fosse Michelangelo con Giulio II), come ha fatto Bofill nel galà. E come, mannaggia, abbiamo fatto pure noi, adesso, distratti dal chihuahua. E pensare che invece volevamo soffermarci su quello che non convince del progetto, per porre qualche domanda. Sarà per un’altra volta. Però, a proposito di Chirac: ma lo sa, direttore, che quel sindaco (di Parigi…) al nostro monumentale Bofill gli revocò l’incarico e gli abbatté, in corso di costruzione!, perché troppo brutto, un progettino che, come questo, avrebbe dovuto illustrare Parigi al mondo?

 

 

Informazioni aggiuntive