il Nuovo Salernitano 02/08/09

Proposta "decente" sul Crescent

di Giuseppe Vuolo

Anch'io penso che col progettato Crescent di Bofill il sindaco De Luca si sia cacciato - non da oggi ma da quando ha cominciato ad orchestrarne la realizzazione - in un ginepraio pieno di insidie di ogni tipo dal quale ormai non intravede un'onorevole exit strategy.

Un vero e proprio cul de sac direbbero i francesi. Di qui la tenacia del suo "volli sempre volli fortissimamente volli" che non sembra smuoverlo di un millimetro dalla convinzione che il megacondominio di 200 appartamenti nella futura Piazza della Libertà "sadd'a fa". Tra l'altro fa anche rima.

Come abbiamo visto nelle puntate precedenti (ormai la telenovela sta contagiando "santi, poeti e navigatori"), sull'argomento l'Amministrazione comunale ha impegnato un bel po' di quattrini. Finora sempre facendo debiti. Ha pagato con il netto ricavo di un mutuo la succosa parcella dell'architetto catalano (oltre 2 milioni e mezzo di euro). Ha chiesto un'anticipazione di cassa o un altro mutuo per pagare al Demanio dello Stato una striscia di terreno fuori dalla propria disponibilità. E ora, com'è scritto nei due Bandi di gara - dopo l'aggiudicazione al Consorzio Stabile di Napoli degli appalti per la costruzione della Piazza e dei parcheggi - deve bussare ancora alla Cassa Depositi e Prestiti per farsi finanziare la parte di costi non coperta da fondi europei. Sempre che la situazione finanziaria delle casse comunali presenti ancora spazio utilizzabile per contrarre altri debiti. Infine - dulcis in fundo - deve compensare con diritti edificatori nell'area equivalenti a circa 12 milioni di euro gli attuali proprietari del Jolly Hotel nel momento in cui manderà le ruspe per abbatterlo.

E qui arriviamo per così dire al core business dell'intera operazione finanziaria allestita a Palazzo di Città. Il Comune anziché pagare cash gli attuali proprietari del Jolly cederà ad essi quote dei diritti edificatori sulla Piazza. Cioè quote del Crescent. Ma a quale prezzo? Per allontanare ogni sospetto, il Comune ha fatto sapere che si affiderà per così dire al mercato, promuovendo una gara pubblica in cui - ipotesi puramente teorica - presentandosi molti pretendenti il prezzo crescerà, portando nelle casse comunali molto più argent di quanto gliene occorra per pareggiare un po' i conti. Perché l'ipotesi appare allo stato soltanto teorica? Intanto perché è ancora presto (per la costruzione di Piazza e parcheggi l'impresa aggiudicataria si è impegnata a tenersi nei 18 mesi) per sapere se il Comune dividerà o meno il progetto in lotti. E poi perché ammesso lo dividesse, la gara stessa perderebbe interesse per i grossi investitori costretti a scaricare i costi fissi di produzione sopra un numero minore di unità vendibili. E nessuno può assicurare che alla fine le offerte saranno davvero molte e competitive, né che non si presenti un solo concorrente con un'offerta inadeguata, aprendo scenari carichi di incognite.

Tutto questo groviglio di problemi rende la gestione dell'affaire Crescent sotto molti aspetti tutt'altro che "una passeggiata", sia per la stazione appaltante che per le imprese potenzialmente interessate.

Eppure un'onorevole via d'uscita a ben riflettere ci sarebbe. Una proposta "decente" che presenta il pregio della chiarezza, recupera la spaccatura creatasi in città tra favorevoli e contrari alla megaopera, offre agli attuali proprietari del Jolly Hotel la possibilità di optare per l'incasso cash del valore periziato dell'immobile o per la ricostruzione dell'albergo in altra similare location, riapre il civile confronto sulla migliore destinazione dell'area e dei suoi dintorni. L'idea viene qui di seguito per comodità di lettura scalettata.

A) Il progetto Bofill per il Crescent viene abbandonato. Al massimo viene mantenuto il solo colonnato (nello stesso stile delle migliori preesistenze con un'elevazione di 10 metri) diviso in due livelli per le attività commerciali di affermati brand nazionali ed esteri nei settori della moda, dei gioielli e della ristorazione. Vengono mantenuti i locali sea front destinati alla movida. Sulla restante area della piazza - inserito in un contesto di piante e fiori tipici del Mediterraneo e di giochi di acque a raso - trova spazio l'architettura leggera (con largo utilizzo di facciate vetrate) di un Museo Multimediale delle Civiltà del Mediterraneo. La sua progettazione sarà affidata mediante concorso internazionale di idee da avviare entro 3 mesi dalla partenza dei lavori della Piazza. Il costo dell'opera - compreso quello del progetto - sarà ripartito tra Ministero dei Beni Culturali (coinvolgendo il Pdl locale) e  Fondi Europei Regionali di Sviluppo, forse mai più appropriatamente impiegati, visto che due delle sette sezioni in cui sarà articolato il Museo saranno dedicate ai Longobardi e ai Normanni, che com'è noto erano popolazioni del nord Europa. La struttura museale, attraverso i reperti presentati e gli ambienti ricostruiti con le più recenti tecnologie multimediali, offrirebbe ai turisti in arrivo o anche solo in transito per la città un eccezionale ed esclusivo quadro d'insieme, impossibile da fruire in un museo dedicato. I visitatori verrebbero immessi nel cuore della storia attraversata dalla città che li ospita e grazie alla multimedialità oggi disponibile potrebbero essi stessi inserirsi in ambientazioni e storie di altri tempi. Ognuna delle sette sezioni (Preistoria e popolazioni indigene - I Greci - Gli Etruschi - I Romani - I Bizantini - I Longobardi e la Scuola Medica Salernitana - I Normanni) sarebbe strutturata per rispondere a domande sulla comparsa sul Mare Nostrum di ogni nuova civiltà (come, quando e perché); sul modo con cui esse si affrontarono quando vennero in contatto tra loro. Come nacquero e perché si estinsero. E perché talvolta invece di combattersi si integrarono. Al Museo inoltre sarebbe possibile appagare anche semplici curiosità: come vestivano, cosa mangiavano, cosa producevano, come si gestivano; come e con chi commerciavano o qual era la loro pratica religiosa e il culto dei defunti, e quale il livello di conoscenza della natura e della scienza. In ciascuna area sarebbero disponibili collegamenti in rete con strutture museali di altri Paesi. Ognuna delle sette Sezioni sarebbe, inoltre, presidiata da un Book‑point dove poter acquistare Cd, testi e videocassette d'autore concernenti il tema d'area, gadget‑ricordo, cartoline, francobolli ecc.

L'allestimento e la gestione di ognuno dei sette step espositivi sarebbe affidato a sponsor nazionali e/o internazionali (privilegiando i più famosi brand campani che volessero essere presenti). Essi si obbligherebbero a sostenere le spese generali d'esercizio della sezione affidata, traendone anche però ogni profitto dall'attività che vi riescono ad impiantare. Il Museo disporrebbe di una sua biblioteca in rete (collegata alla Treccani, all'Enciclopedia Britannica, e a dizionari on line di inglese, francese, tedesco, spagnolo, arabo, russo, cinese e giapponese). Il Museo, infine, sarebbe dotato di un Bar‑Ristorante panoramico e di check‑point per prenotazioni alberghiere, di voli, treni, navi e taxi.

B) Il Comune concederebbe agli attuali proprietari della struttura del Jolly Hotel il diritto di optare per la ricostruzione dell'albergo a Piazza della Concordia, tassativamente secondo il progetto della Vela ("gonfiata" e abbassata di circa metà altezza, dai 141 metri della progettazione iniziale ai 79 proposti ora da Bofill) pagando il prezzo di mercato dell'area (da scomputare della valutazione peritale del Jolly da abbattere) o per l'incasso cash del valore della perizia da parte del Comune che si rifarebbe a sua volta con il ricavato dei diritti edificatori della "Vela" venduti con procedura ad evidenza pubblica. Ovviamente senza bacchette magiche, ma avviando una trasparente trattativa con la proprietà attuale del Jolly allo scopo di scansare, nell'interesse reciproco e della collettività, ogni possibile contenzioso.

C) Rivisitazione dell'intera manovra urbanistica nell'area interessata dal Pua al fine di rideterminarne la configurazione riassumendo dove ancora possibile le indicazioni progettuali di Bohigas, in particolare quelle riguardanti il Piano di inserimento urbanistico con progetti compatibili con la nuova normativa del Piano territoriale provinciale.

Si tratta - come si vede - solo di una proposta di massima, certamente migliorabile sia sotto il profilo tecnico che riguardo alla fattibilità, visto che proviene da un privato cittadino. Una proposta "decente", si diceva nel titolo, che sa di necessitare di altri contributi e arricchimenti da parte di chiunque - semplici cittadini, professionisti o imprese - la trovi valida ma migliorabile. Essa è e va presa solo come una traccia di lavoro che ha la presunzione - si spera non solo quella - di servire la città senza tuttavia metterla sotto schiaffo. Salvando - come usa dire in questi casi - capra e cavoli. Un'accettabile base di discussione, solo se i giochi non sono già fatti. Ma anche utile a decifrarne la trama, nel caso fossero già fatti.




 

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