su La Città del 18-11-09

Il pubblico interesse ridotto a foglia di fico

di Giorgio Todde

Alle volte il Pubblico Interesse, deformato, ristretto, ridotto a misura di ogni necessità, fuorché quella pubblica, è solo una foglia di fico. E più grande è la foglia, maggiore è la vergogna che sta sotto.
A Salerno, dove i fichi rigogliano, il Comune, spronato dal suo borgomastro, ha acquistato, a poco prezzo e in nome dell'inerme Pubblico Interesse, una grande area demaniale sul lungomare dolce di Salerno.

Poi, a fini edificatori, la stessa amministrazione ha comprato quello spazio una seconda volta pagandolo più di dieci milioni in cambio di futuri negozi luccicanti, appartamenti splendenti e perfino uno sbalorditivo sepolcro per il podestà. Infine, con oltre due milioni di euro, ha pagato un architetto spagnolo il quale si ostina a replicare dappertutto giganteschi emicicli, detti crescent.
Il monumento dovrebbe essere finanziato da privati per una sessantina di milioni. E l'asta, che speriamo deserta, potrebbe attrarre capitali non proprio cristallini.
Il Pubblico Interesse, nel frattempo, si è rimpicciolito. E affaticando le casse comunali, il sindaco, forse di temperamento dispettoso, ha voluto che l'emiciclo, oltre che sua sepoltura, fosse un metro più grande di piazza Plebiscito, così i vicini napoletani la smetteranno di darsi arie.
Difficile comprendere in quale angolo del crescent si nasconda intimorito il Pubblico Interesse visto che il mostro, alto più di trenta metri, lungo trecento, cancellerà per sempre la forma secolare di Salerno, pullulerà di negozi che supponiamo pacchiani e di appartamenti pacchiani quanto i negozi chiamati per l'occasione boutiques.
E ci è stato ricordato che questa bigiotteria urbana, manco a dirlo, soccorre il bistrattato Pubblico Interesse il quale, nel frattempo, è però diventato irreperibile.
Eppure un amministratore non dovrebbe neppure avvertirci che agisce per il bene della comunità. E' un eletto, nel senso di votato, ed è là per quello. Ovvio che agisca per la collettività. Quello è il suo compito. Lo pagano perfino.
Noi, però, siamo antiquati -e fantastichiamo ancora che il povero Pubblico Interesse si mostri senza arrossire nella costruzione di un ospedale, di case popolari e scuole, nella tutela dei suoli e delle acque. Difficile trovarlo in boutique.
Il crescent è un brutto progetto, una delle tante Punta Perotti nazionali, destinato, ci auguriamo, alla dinamite, un monumento iettatorio per le linee funerarie e per il proposito del sindaco di farsi tumulare al centro della piazza, vista mare.
I navigatori vedranno da distanza lo spaventoso emiciclo e la tomba. Uno scherzo, una burla contro la iella? No. E' solo un'ultima volontà. Qui il Pubblico Interesse giace in eterno accanto al primo cittadino.
Hanno raccontato che il crescent è un affare, non un panteon per il sindaco regnante e neppure il rigurgito dell'ego di un architetto. Un affare, dicono, che arricchirà la città di Salerno la quale non aveva nessun bisogno di essere "valorizzata" dal crescent perché già bella di suo mentre pochi costruttori "valorizzeranno" se stessi annientando il profilo della città.
Promettono l'albero degli zecchini d'oro. Turisti in visita ai negozi del crescent, ammirati da giacche e calzini. Il crescent, dicono, sarà un'incubatrice turistica dove il visitatore si chiuderà stregato da vetrine e ristoranti. Comprerà, mangerà, farà foto ai cachemire e se ne andrà dopo aver visto un luogo uguale a mille altri. Prima di partire, però, un caffè di raccoglimento sul sepolcro del sindaco. Ecco il futuro mistico del crescent.
E' probabile che lo stato delle casse comunali non permetta più un dietrofront perché il Comune andrebbe in bancarotta. Ma fermarsi, rinunciare, utilizzare quel grande spazio sul mare per il vero Pubblico Interesse sarebbe un gesto rivoluzionario. E allora si potrebbe accettare, quando arriverà il momento inevitabile, un piccolo mausoleo al centro di un parco che conservi le spoglie mortali di Vincenzo de Luca, politico insigne e sindaco esemplare, capace perfino di tornare sui propri passi.


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