Tasse su liquori, distillati, vino e birre: un nuovo” proibizionismo”?

Nonostante in Italia il consumo di alcolici riguardi il 64% della popolazione sopra gli 11 anni (dati Istat 2013), con cifre interessanti per quanto riguarda il vino (52%) e birra (48%), sembra che il Governo – chiunque si trovi al timone – voglia stringere sempre di più il cappio intorno ai produttori. Dai Assobirra a Federvini, passando per la AssoDistil, nessuno ha parola di stima e comprensione nei riguardi delle scelte fatte in materia di pressione fiscale.

 

Più accise, meno gettito

 

Le accise sull’alcol, infatti, aumentano a dismisura e costantemente, facendo sì che il gettito fiscale diminuisca invece che crescere (-60% nei primi due mesi del 2015, secondo dati dello stesso Ministero dell’Economia). In parole semplici, aumentare le accise sulla vendita di birra, vino, liquori e grappe non sta minimamente rimpinguando le tasse dello Stato Italiano, anzi! “Il mercato sta crollando – ha dichiarato il presidente dell’AssoDistil, Antonio Emaldi – e questo dato si aggiunge alla crisi dei consumi. Questo comporta perdite di posti di lavoro”.

 

In vino veritas

 

Anche la Federvini, che con l’Assobirra sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione sul tema dell’aumento delle accise (arrivate al 45%, praticamente per ogni birra o bottiglia di vino venduta, metà va al Fisco), dice la sua a riguardo. E non sono belle parole. “Impatto pesante – spiegano i produttori vinicoli – perché prevediamo un calo dei volumi di vendita di quasi il 10%, con fatturato a quasi -3%”. Sono numeri di parte, certo, ma sembrano sfiorare drammaticamente la realtà. E ancor più drammatico è pensare che l’aumento delle accise possa portare alla perdita di quasi 7mila posti di lavoro, una bomba sociale che si aggiungerebbe ai già tanti milioni di inoccupati e disoccupati italiani, soprattutto giovani. Ma almeno lo Stato ci guadagna? No. Secondo le stime degli operatori del settore, i conti pubblici ne risentiranno per quasi 3 milioni di euro.

 

Un nuovo “proibizionismo”?

 

Insomma, se non c’è guadagno per il Fisco, quindi per i conti degli italiani, perché si continuano a tempestare di tasse birrai, distillatori e produttori di vino? È come se, indirettamente, si stesse “apparecchiando” un nuovo proibizionismo. Perché alzare le tasse su un settore già sofferente, a lungo andare, significherà solo una cosa: uccidere la produzione di alcolici, dopo aver costretto discoteche, locali, pub e ristoranti ad alzare i prezzi alle stelle. E allora alle feste private a Roma, cari amici, preparatevi: Coca Cola e Fanta per tutti. Sempre che non costino un occhio della testa.