Moda e e-commerce: un matrimonio più che fortunato.

Il settore del fashion sembra aver capito molto bene l’importanza dell’online. In aumento gli e-commerce per la vendita di abiti, accessori e collane fai da te

 

L’amore tra industria della moda e internet è sbocciato quasi per caso, contro ogni regola di buon senso che vorrebbe che ognuno provasse il vestito prima di comprarlo, e forse i primi a non crederci erano proprio manager e stilisti.

Il connubio tra moda, mondo del lusso e dell’effimero, e internet potrebbe sembrare apparentemente poco azzeccato. Eppure queste due realtà insieme sembrano fare scintille e mai matrimonio sembra essere più azzeccato.

I consumatori, invece, sembrano esser stati i primi ad abbracciare a piene mani l’idea della moda 2.0, considerati gli indubbi vantaggi di trovare prezzi più convenienti, accaparrarsi velocemente i pezzi migliori della collezione e di ricevere la merce comodamente a casa.

I numeri sono abbastanza chiari. Secondo Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano, gli acquisti online sono cresciuti di oltre il 24 per cento nel 2014, con oltre 100 milioni di “nuove esperienze” (cioè acquisti su siti web o con app che il consumatore non aveva mai usato e nella metà dei casi si tratta di una prima volta); per il 56 per cento l’acquisto ha riguardato beni fisici, tra cui abbigliamento, accessori e collane fai da te.

Un ruolo importante nella crescita della moda 2.0 lo hanno giocato indubbiamente i social network e le recensioni online sui blog: molto spesso il cliente diventa follower del brand su facebook, twitter o instagram, racconta la propria esperienza, posta foto e commenti dei propri look.

A tal proposito ha fatto notizia il fatto che durante l’ultima settimana della moda di Londra, Topshop, popolare brand inglese, abbia deciso una partnership con Twitter per permettere l’acquisto dei look che andavano in scena nelle sfilate: attraverso l’analisi in tempo reale dei dati su twitter con un determinato hashtag, su sei grandi cartelloni digitali piazzati in altrettante grandi città inglesi comparivano i singoli prodotti già disponibili per comporre il look visto sulle passerelle.

In tutto, sono ormai oltre sedici milioni gli e-shopper italiani, con una spesa media di mille euro l’anno (in linea con altri paesi europei). L’e-commerce cosiddetto B2c (cioè business to consumer, relativo alle aziende esclusivamente web tipo Amazon, Ebay, Yoox, ArtBijoux), sempre nel 2014, è cresciuto del 17 per cento, portando il valore dell’e-commerce generale dal 2,6 al 3,5 per cento del totale delle vendite al dettaglio.