Referendum Costituzionale del 4 dicembre

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Dicembre si avvicina, e con lui anche il referendum costituzionale promosso dal ministro Boschi. Da mesi ormai i sostenitori del SI e del NO alla riforma hanno invaso le città e le pizze, monopolizzando i mass media con i loro dibattiti e i loro scontri. In questa alternanza tra le ragioni di chi è favore e di chi invece è contrario alla riforma della costituzione, un ruolo importante hanno svolto i sondaggi sul referendum che, dopo aver testimoniamo un vantaggio netto  dello schieramento del NO, oggi illuminano le speranze del SI: gli ultimi sondaggi politico- elettorali infatti hanno testimoniato una ripresa del SI tale per cui il divario tra le due posizioni in gioco si sarebbe di gran lunga assottigliato. Prima quindi che i dibattiti vengano ufficialmente chiusi nel rispetto del silenzio stampa che precederà il 4 dicembre, la politica e gli italiani in generale continuano a tener d’occhio l’andamento dei sondaggio sul referendum costituzionale del 2016. In realtà però uno dei dati che più ha lasciato perplessi, e che deriva proprio da un recente sondaggio elettorale, rileva che solo il 20% degli italiani ha effettivamente chiaro il testo e la portata della riforma. Al di là quindi dei risultati sul sondaggio sul referendum del 4 dicembre, proviamo brevemente ad illustrare la portata della riforma.

LA RIFORMA BOSCHI

Il referendum costituzionale che il 4 dicembre chiamerà alle urne gli italiani è composto da 3 diversi quesiti:

  1. L’abolizione delle provincie;
  2. L’abolizione dello CNEL, cioè del consiglio nazionale dell’economia e del lavoro il quale, oltre a fornire pareri su richiesta del Governo, può anche promuovere iniziative di legge in campo economico e sociale;
  3. Riforma dell’art 70 della nostra costituzione, il quale attribuisce la funzione legislativa alle due camere.

Proprio la riforma dell’art 70 rappresenta il nocciolo duro della riforma: l’obiettivo della riforma è quello di superare il cosiddetto bicameralismo perfetto, dove entrambe le camere del Parlamento sono poste sullo stesso piano e alle quali vengono riconosciuti pari poteri.  Con il referendum costituzionale invece, la funziona legislativa verrebbe attribuita quasi esclusivamente alla camera dei deputati e sono per materie circoscritte e ben determinate da quello che sarebbe il nuovo articolo 70, tale funzione legislativa verrebbe condivisa dalla nuova camera del Senato. Il nuovo Senato verrebbe a delinearsi come una camera a elezione indiretta, la cui composizione verrebbe a rinnovarsi periodicamente essendo questa composta dai consigliere regionali. La funzione del nuovo Senato infatti non sarebbe tanto quella di delegiferare, quanto quella di garantire un anello di congiunzione, un raccordo tra le scelte dello stato e le singole realtà locali e territoriali che compongono il paese.

Pertanto se il 4 dicembre dovesse vincere il SI, il nostro sistema legislativo subirebbe una completa modifica, cosi come la struttura stessa del nostro Parlamento: non più due camere poste sullo stesso piano, ma due camere diverse, una sovra ordinata in un certo senso all’altra. Non più un bicameralismo perfetto, cosi come delineato dai padri costituenti del 1942, ma un bicameralismo imperfetto.

Per maggiori informazioni si consiglia di visitare il sito http://www.referendumcostituzionale.eu/