L’esperienza di Licia, freelance digitale in un coworking — Giovazoom

L’esperienza di Licia, freelance digitale in un coworking — Giovazoom

La storia che vi raccontiamo oggi, per la nostra rubrica “Giovani Digitali”, è condita di intraprendenza, di determinazione, di tanto impegno e innovazione.

Licia Giglio è una giovane professionista nel settore della comunicazione digitale, che dopo gli studi universitari, culminati con una laurea magistrale in Comunicazione Pubblica e Sociale all’Alma Mater di Bologna, ha deciso di intraprendere una carriera da freelance.
Oggi continua a vivere nel capoluogo emiliano, lavorando in uno spazio di coworking che per lei è diventato molto di più di un semplice spazio dove si condividono wifi, sale riunioni e scrivanie.

La Redazione di Giovazoom l’ha intervistata. Scopriamo dalla sua testimonianza che cosa significa lavorare in un coworking e che cosa vuol dire essere un freelance nel campo della comunicazione digitale.

Licia, raccontaci quando è iniziata questa tua esperienza nello spazio coworking…
Lavoro in questo spazio da poco più di due anni, sono stata “tirata dentro” da un mio collega che inizialmente mi ha offerto una piccola collaborazione ed era già in possesso di una scrivania in questo spazio. Collaboravo con lui ed utilizzavo gli spazi, dopo un po’ sono entrata ufficialmente a far parte della “filiera”, come amiamo chiamarla da queste parti.

Che significa per te far parte di uno spazio coworking?
Il termine che ho citato prima non è casuale. Bostick , il coworking in cui lavoro, è nato con l’intento di costruire una filiera della comunicazione, in cui liberi professionisti e realtà del settore, lavorano uniti e si propongono anche come una realtà unica, capace di far fronte alle richieste del mercato.
L’ecosistema di Bostick è composto da varie realtà: un’agenzia di comunicazione (Moville), un collettivo di comunicazione visiva (Talea), una casa di produzione audiovisiva (Urca TV) e la neonata Clickable, società di web advertising; e poi i freelance fra cui Elisa Garufi, traduttrice, ed io, che mi occupo di progetti di comunicazione in ambito digitale, con particolare attenzione al social media management e al copywriting.
Siamo tutti dell’idea che condividere uno spazio comune sia una ricchezza non solo dal punto di vista lavorativo ma anche dal punto di vista personale. Fare coworking significa fare gruppo, condividere idee e visioni e metterle in pratica cercando di coinvolgere i tuoi colleghi.

L’esperienza di Licia, freelance digitale in un coworking — GiovazoomQuali sono a tuo avviso gli aspetti positivi e i vantaggi di questa esperienza?
Se dovessero chiedermi qual è il vantaggio vero di lavorare in coworking risponderei senza ombra di dubbio il contatto con le persone. Fare parte di un gruppo bene amalgamato composto da persone che lavorano nello stesso settore è sicuramente un vantaggio, ma ci sono altri aspetti positivi: condivisione, contaminazione, collaborazione. Le tre C del Coworking!
Noi condividiamo molte cose, dalle esperienze alla cucina in pausa pranzo. Ognuno contamina l’altro, perché ogni occasione è buona per chiedere un parere e per arricchirsi ascoltando qualcuno che ha una visione diversa dalla nostra. Collaboriamo, perché alla fine il bello del coworking è che ti circondi di persone che possono aiutarti a sviluppare e portare avanti un progetto.

Ti è mai capitato di sentirti “stretta” dentro questa dimensione e di sentire la mancanza della struttura organizzativa tradizionale di un ufficio?
A dire il vero no, questa dimensione la trovo perfetta. Inoltre, bisogna sempre ricordare che anche se siamo freelance, collaboriamo con aziende ed agenzie che hanno comunque una struttura organizzativa tradizionale, quindi non siamo mai completamente estranei a certe dinamiche.

Un’esperienza da consigliare ad altri giovani insomma…
L’esperienza del coworking per me è molto bella, ma mi rendo conto che questa dimensione potrebbe non essere adatta proprio a tutti. Chi lavora con me è aperto, disponibile, tollerante, flessibile e sa fare un buon lavoro di squadra, tutte doti fondamentali per convivere bene!
Consiglierei il lavoro in coworking a chi fa della condivisione e della fluidità due caratteristiche principali del proprio atteggiamento, per il resto, qui non è diverso da una normale agenzia: anche se ognuno è un piccolo mondo a sé stante, ci sono equilibri da mantenere. Siamo tutti diversi e condividiamo uno spazio: nè più nè meno di una grande famiglia.

Gli spazi di coworking diventano sempre di più l’habitat naturale di tanti “nomadi digitali”, un’espressione tutta contemporanea per definire i freelance digitali come te. Raccontaci un po’ di cosa ti occupi nel tuo lavoro…
Mi occupo della gestione di progetti di comunicazione online. Nel ultimi anni mi sono concentrata molto su alcuni strumenti come Facebook, Twitter e Instagram, e su alcuni settori, il Food prima di tutto. Adesso mi sto evolvendo. Negli ultimi mesi ho fatto 3 corsi di formazione e sto leggendo molti libri perché nel nostro settore aggiornarsi di continuo è necessario.

Qual è secondo te la strategia giusta per iniziare? Da dove inizia la tua storia?
Ho iniziato durante l’università. Il primo anno, nel 2006, ho lanciato il mio blog personale sul quale scrivevo di pubblicità e semiotica. Fra i miei seguaci c’erano molte persone conosciute, molte persone che stimavo, persino alcuni direttori creativi di alcune delle più grandi agenzie d’Italia.
Il web mi ha sempre appassionato, appena avevo un momento libero curiosavo in giro: gruppi, foum, siti, e poi sono arrivati i social con le loro dinamiche. Credo che il mio colpo di fortuna sia stato entrare a far parte di un’associazione no profit che si occupava dell’organizzazione di eventi di formazione in ambito social. Facevo parte del team di Bologna e durante questi eventi ho avuto la possibilità conoscere tantissime persone del settore con le quali sono rimasta in contatto. La persona che mi ha offerto il mio primo stage, l’ho conosciuta grazie a questo “giro”.

Il Web – spesso visto come luogo di rischi e pericoli –nello stesso tempo oggi è in realtà una fonte di lavoro e di molteplici opportunità per tanti giovani: sei d’accordo?
Come cogliere al meglio queste opportunità?
Conoscere gli strumenti e darsi delle regole circa il loro utilizzo è un buon punto di partenza per vivere il web in maniera sana e cogliere le opportunità che ci sono in giro. Dal punto di vista della ricerca del lavoro, ad esempio, credo che i gruppi Facebook e Linkedin siano due strumenti molto potenti. Quest’ultimo per me rappresenta un canale efficace per far emergere le qualità di una persona a patto che lo si usi con la dovuta cautela e consapevolezza.

Quali sono gli ingredienti – a tuo avviso – essenziali per diventare autorevoli freelance del digitale?
Per diventare autorevoli in un determinato settore bisogna, innanzitutto, “capirci qualcosa della materia”. Non credo sia banale, né scontato. Il web marketing è una materia vastissima in cui la formazione e l’aggiornamento sono la base per costruire una professionalità duratura, e non basta scrivere un libro per essere definito un guru. Oltre alle competenze, credo sia importante anche avere una certa coerenza rispetto a ciò che si fa e si dice.

Quanto contano passione e formazione?
Si dice che sei fai un lavoro che ti appassiona ti sembrerà di non lavorare mai, ed effettivamente è vero. Ma la passione ha bisogno di evoluzione e l’evoluzione è una diretta conseguenza della formazione e dell’aggiornamento. Quindi, per rispondere alla domanda direi che la passione è l’auto che hai per percorrere i chilometri che ti separano dai tuoi obiettivi, la formazione è la benzina che ci metti dentro. Più benzina metti, più vai lontano!

Fonte: L’esperienza di Licia, freelance digitale in un coworking — Giovazoom