Che cos’è l’emetofobia? Scopriamolo insieme ad Elena Carbone, esperta psicologa. Milano e il suo studio terapeutico rispondo alle nostre domande. Emetofobia: una parola quasi sconosciuta che, però, denota una patologia complicata che crea un fastidioso disagio sociale. L’emetofobia connota la paura di vomitare e come conseguenza chi ne è affetto riduce il cibo che ingerisce o, addirittura, non mangia. Questo comportamento viene spesso confuso con l’anoressia, tant’è che molto spesso chi ne soffre non sa neppure dare un nome al suo disturbo. Per fare chiarezza su questa patologia misconosciuta, abbiamo contattato Elena Carbone, psicologa. Milano è la città in cui riceve ed è lì che l’abbiamo incontrata per farle le nostre domande, che qui riassiumiamo.
Qual è la differenza tra anoressia ed emetofobia?A differenza dell’anoressia, chi è affetto da questa patologia non ingerisce del cibo non per paura di ingrassare, ma, bensì, per paura di vomitare. La possibilità di stare male angoscia talmente tanto il paziente, da far sì che ogni pietanza considerata “pesante” da digerire sia una minaccia per la salute. Non solo, però. Anche un semplice succo di frutta, nei casi più gravi, può entrare nella lista dei cibi banditi, in quanto potrebbe causare acidità o altre reazioni che, nella mente del malato, possono far insorgere il vomito. Alcuni pazienti smettono proprio di mangiare ed è proprio questo motivo che fa confondere l’anoressia con l’emetofobia. Come riconoscere chi è affetto da emetofobia?Alcuni comportamenti accomunano le persone che soffrono di questo disturbo. Tagliare il cibo a piccoli pezzettini e masticarlo lentamente è uno dei più riconoscibili e diffuso. In questo modo, la persona con emetofobia pensa di ridurre al minimo il rischio di vomitare. Spesso, questa persona frequenta solo luoghi che considera “sicuri”, ovvero non contaminati. Infatti, un emetofobico ha paura di un luogo che non conosce perché teme vi siano batteri, germi o virus che potrebbero contaminare le pietanze o le bevande che ingerisce e, quindi, farlo stare male. Di conseguenza, le interazioni sociali diminuiscono: non tutti amici, parenti o famigliari amano andare sempre nello stesso posto. Alcuni, addirittura, smettono di mangiare davanti ad altre persone perché temono di stare male davanti a loro. La conseguenza più grave è quella del completo isolamento. Come aiutare chi soffre di emetofobia?La psicoterapia cognitivo-comportamentale è il modo migliore per superare questa fobia. Rivolgersi ad un professionista che sappia individuare e curare questa patologia, senza confonderla con altre, è fondamentale per aiutare le persone che ne soffrono. L’importante è non sottovalutare mai il problema: il sottopeso che deriva dalla riduzione del cibo ingerito può avere gravi conseguenze sulla salute fisica del paziente. Il disagio sociale, inoltre, può portare all’insorgere della depressione.